43) Marx. Il lavoro indifferenziato.
Il valore della merce  dato dal lavoro, ma non tiene conto delle
condizioni specifiche in cui il lavoro  stato fatto: Il lavoro
che crea valore di scambio  quindi astrattamente generale.
K. Marx, Per la critica dell'economia politica (vedi manuale
pagine 45-46).

 Un'oncia d'oro, una tonnellata di ferro, un quarter di grano e
venti braccia di seta siano, poniamo, valori di scambio uguali. In
quanto sono tali equivalenti, in cui  cancellata la differenza
qualitativa dei loro valori d'uso, essi rappresentano un volume
uguale di uno stesso lavoro. Il lavoro che in essi uniformemente
si oggettiva dev'essere esso stesso lavoro semplice, uniforme,
indifferenziato, per il quale sia indifferente apparire nell'oro,
nel ferro, nel grano, nella seta, allo stesso modo che 
indifferente per l'ossigeno trovarsi nella ruggine del ferro,
nell'atmosfera, nel succo dell'uva o nel sangue dell'uomo. Ma
scavare oro, portar alla luce ferro, coltivare grano e tessere
seta, sono tipi di lavoro che differiscono qualitativamente l'uno
dall'altro. Infatti, ci che oggettivamente appare come diversit
dei valori d'uso, appare nel corso del processo come diversit
dell'attivit che produce i valori d'uso. Perci, il lavoro che
crea valore di scambio, in quanto  indifferente nei riguardi
della particolare materia dei valori d'uso, lo  anche nei
confronti della forma particolare del lavoro stesso. I differenti
valori d'uso sono inoltre prodotti dell'attivit di individui
differenti, sono dunque il risultato di lavori individualmente
differenti. Ma come valori di scambio rappresentano un lavoro
uguale, indifferenziato, ossia lavoro in cui  cancellata
l'individualit di chi lavora. Il lavoro che crea valore di
scambio  quindi lavoro astrattamente generale.
Se un'oncia d'oro, una tonnellata di ferro, un quarter di grano e
venti braccia di seta sono valori di scambio di uguale grandezza,
ossia equivalenti, un'oncia d'oro, mezza tonnellata di ferro, tre
bushel di grano e cinque braccia di seta saranno valori di scambio
di grandezza del tutto differente, e questa differenza
quantitativa  l'unica differenza di cui siano in genere
suscettibili in quanto valori di scambio. Come valori di scambio
di grandezza differente rappresentano un pi o un meno, un
quantitativo maggiore o minore di quel lavoro semplice, uniforme,
astrattamente generale, il quale costituisce la sostanza del
valore di scambio.
K. Marx, Per la critica dell'economia politica, Editori Riuniti,
Roma, 1969 3, pagina 11.
